Carissima Chiara… è molto interessante quello che scrivi, a volte direi sorprendente.
Provo a dare una risposta a tutto quello che hai scritto, magari poi con il contributo degli altri amici della community riusciamo a chiarire ogni tuo dubbio…
1) La domanda sugli obelischi
Allora, vediamo se riesco a fare un po’ di chiarezza…
Davanti al Pantheon, più precisamente in Piazza della Rotonda, è stato innalzato nel ‘700 un obelisco di Ramesse II proveniente da Eliopoli. Il suo gemello, più precisamente una parte di esso, si trova a villa Celimontana ed entrambi furono portati a Roma in età imperiale per essere collocati presso l’Iseo-Serapeo Campense.
Un’altra coppia di obelischi eliopolitani di Ramesse II furono portati a Roma e divisi. Uno si trova di fronte alle Terme di Diocleziano (uscendo dalla Stazione Termini ed andando verso l’ex Piazza Esedra mantenendo la sinistra lo si incontra all’interno dei giardinetti). L’altro dopo aver adornato Villa Medici, fu innalzato nel giardino di Boboli a Firenze.
I famosi “Aghi di Cleopatra” non hanno nulla a che vedere con questa celebre regina né con Ramesse II. Anch’essi provengono da Eliopoli, furono commissionati da Tuthmosi III e poi trasferiti ad Alessandria dal prefetto Publio Rubrio Barbaro nel diciottesimo anno di regno di Augusto (10 a.C. …20 anni dopo la morte di Cleopatra) che li collocò davanti al Cesareo.
Anche questi obelischi furono divisi. Uno, quello che cadde a seguito di un terremoto del 1300 d.C., se lo presero gli inglesi dopo la sconfitta di Napoleone ad Abukir e lo innalzarono nei pressi del Tamigi.
L’altro fu donato agli Stati Uniti e fa bella mostra di se in Central Park.
2) La domanda sulla pianta del papiro.
E’ vero Stefy, Chiara dice il giusto: il papiro non cresce più spontaneamente in Egitto da moltissimo tempo. Quello che vediamo adesso è frutto di una coltivazione intensiva dell’uomo per lo sfruttamento a fini turistici.
Gli studiosi non danno una motivazione univoca per la scomparsa del papiro dall’Egitto. Tra le varie teorie le più accreditate sono le seguenti:
_ eccessivo sfruttamento della pianta, che in epoca tolemaica rappresentava una delle più importanti voci delle esportazioni, grazie alla continua richiesta di materiale scrittorio
_ una serie di piene del Nilo (dopo l'invasione araba) insufficienti ad irrigare gran parte delle terre, con conseguente morte delle radici della gran parte delle piante di papiro. Le poche rimaste si sarebbero poi estinte per via dello sfruttamento intensivo
_ una progressiva presenza di sale nelle acque del Delta, che contribuì a creare un ambiente ostile alla crescita e allo sviluppo della pianta.
3) La città dell’Egitto che corrisponde alla biblica Gō’shen è Gesem. Dalle iscrizioni presenti su di un naos scoperto nella zona di Saft el-Hinna, risalente all’epoca di Nectanebo, si leggono passi di un mito della creazione ad opera di Shu e delle avventure di suo figlio Geb. Questi toccò inavvertitamente l’ureo di suo padre e ne rimase ustionato, ma il solo contatto con la parrucca di Ra lo fece guarire all’istante. Infatti proprio presso Gesem sorgeva la “collinetta del giuggiolo” dove era conservata la suddetta parrucca e un santuario dedicato Pe-Sopd, dedicato al dio falco Sopd.
Un inno del Medio Regno, dedicato a Sesostri III cita questa città: “ Come è grande questo signore per la sua città, egli è il bastione che protegge Gō’shen”. Nello stesso inno si parla anche della muraglia difensiva costruita dalla XII dinastia per proteggere il Delta dalle invasioni dei Beduini, il cosiddetto “Muro del Principe” citato anche nel Racconto di Sinhue che, secondo le indicazioni che ci fornisce Diodoro Siculo, si estendeva da Eliopoli a Pelusio.
4) Su Anzti ha risposto già Stefy. Aggiungo solamente che divenne inseguito l'insegna del IX nomo dell'Basso Egitto. La sua figura è conosciuta fin dai Testi delle Piramidi dove è definito "Colui che è nel nome di Anzti, comandante supremo dei suoi nomoi". Essendo questa divinità un prototipo predinastico di Osiri e venerato anch'esso come colui che insegno l'agricoltura ai popoli, diventa importantissima l'analisi della sua rappresentazione iconografica. Infatti esso viene rappresentato con 2 piume sulla testa che farebbero pensare ad una sua origine libico-mediterranea. Dato molto importante per capire quali popoli e quali conoscenze determinarono poi successivamente lo sviluppo della civiltà nilotica quale noi la conosciamo oggi.
5) Domanda sul segno *146
E questa è davvero una cosa sorprendente!
Questa sigla non corrisponde ad un geroglifico, ma bensì ad un ideogramma di origine micenea. La prima volta che ne ho sentito parlare, è stato durante un convegno dove uno studioso stava facendo una relazione su alcune tavolette trovate nel palazzo di Pilo, capitale del regno di Nestore. Come sappiamo, questo palazzo fu scoperto nel 1939 nei pressi di Pylos in Grecia e risale al XIII sec. a.C. Le tavolette che contengono *146, fanno parte dell’archivio amministrativo del palazzo di Pilo, in relazione alle forniture di un unico prodotto. Si tratta di un abito che sicuramente deve aver avuto un’importanza di tipo cultuale, che gli antichi scribi scrivevano con un ideogramma che gli scribi moderni hanno convenzionalmente riscritto come *146.
Anche io mi unisco a Stefy nel dirti che mi dispiace che tu abbia perduto tua nonna. E credo che fosse davvero una persona molto particolare per averti lasciato appunti così eterogenei tra loro, che sono indice di una mentalità aperta e di un’intelligenza vivacissima.
Chiedici quello che vuoi chiara, per quanto ci è possibile faremo di tutto per darti le risposte che ti servono…e magari scopriremo insieme che tua nonna ha ancora qualcosa da insegnare a tutti noi…
Un caro saluto…
Paolo
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